"Innescare una riflessione che coinvolga l’intera comunità del Partito Democratico sulle idee, le proposte e le analisi espresse dal Segretario Enrico Letta nel suo discorso all’Assemblea Nazionale del 14 marzo 2021. "

VADEMECUM PUNTI DEL SEGRETARIO LETTA – LA DISCUSSIONE NEL CIRCOLO

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Di seguito la sintesi delle riflessioni sui punti indicati dal segretario Enrico Letta in Assemblea Nazionale e riportati in questo Vademecum.

1. Nessuno si salva da solo: salute, scienza, cooperazione dopo l’anno più buio
Concordiamo con la prospettiva indicata dal segretario. Parallelamente è
necessario rafforzare una rete di comunità territoriale che ha mostrato la sua
vulnerabilità, ad esempio, nella gestione regionale della pandemia. L’appello
che sentiamo di fare da un circolo della regione (la Lombardia) che si è
mostrata più vulnerabile e peggio governata in questa fase è quello di
rivedere il titolo V della costituzione per dare nelle mani dello stato
competenze di interesse generale come la gestione della sanità. Regione
Lombardia, che si autoproclama eccellente sui temi sanitari e vicina ai territori,
non è ancora riuscita a costruire un sistema sanitario territoriale.

2. Il nuovo multilateralismo: Italia globale dei diritti e della solidarietà
Il Multilateralismo non dovrà essere inteso solo come diritti e solidarietà ma,
prendendo in considerazione l’interconnessione e la reciproca dipendenza tra
stati e quindi il fatto che l’interesse generale può essere condizionato da
quello che decide l’altro (ad esempio vedi la questione dell’amazzonia), sono
necessari ulteriori luoghi di condivisioni basate non solo su risorse
economiche ma anche naturali e su altri elementi di bene comune. Per quanto
riguarda il fenomeno degli italiani all’estero occorre coinvolgere le energie che
hanno lasciato il nostro paese per costruire le condizioni di un loro ritorno e
per attrarre giovani da altri stati.

3. Un abbraccio tra giovani e anziani: per un nuovo patto tra generazioni
Non è chiaro quale sia il patto tra generazioni. A nostro parere in questa
pandemia non c’è stato. Nella sua definizione riteniamo che occorra inserire
maggiori tutele per i giovani lavoratori (da segnalare la proposta di legge dei
GD di Milano sugli stage). In passato abbiamo lasciato aperte le porte per facilitare lo sfruttamento dei giovani lavoratori senza facilitare il loro ingresso
nel mondo del lavoro. Occorre inoltre ragionare su una armonizzazione della
nostra vita attraverso una rimodulazione degli orari di lavoro tenendo conto
del contesto di innovazione tecnologica.

4. Divari di genere, le donne al centro della nuova agenda democratica
I divari di genere sono uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo della nostra
società. È avvilente che ogni volta occorre mettere in agenda questo punto
senza mai avere una seria ricaduta pratica nelle politiche. Proponiamo di
partire da proposte concrete, anche se semplici (come la riduzione dell’iva
sugli assorbenti), per iniziare un percorso di sostegno alle donne che passi da
politiche attive per la famiglia (prendendo anche spunto da altri stati come la
Francia), dalla conciliazione lavoro-famiglia, da una riflessione
sull’occupazione femminile (che prenda in considerazione non solo il lavoro
dipendente) e dal ricercare una parità di opportunità vera.

5. Partecipazione e il binomio “anima-cacciavite”: il nostro nuovo approccio
Riteniamo che sia necessario ripartire dalla definizione dell’anima
e quindi dell’identità del PD. Le modalità per fare ciò dovranno essere quelle
dell’ascolto e della partecipazione da parte di tutto il partito in modo tale che
diventi patrimonio culturale comune. Occorre definire i luoghi
dell’elaborazione politica senza demandarla alle correnti. L’assemblea deve
essere il momento del confronto e non il luogo dove pareri già consolidati su
base correntizia vengono espressi. La scelta della classe dirigente deve
coinvolgere tutto il partito. Non si può chiedere ai circolo di sostenere il
singolo candidato senza partecipare alla proposta complessiva del partito.

6. Voto ai sedicenni e Università Democratiche: il PD partito dei giovani
Il voto ai sedicenni è una buona proposta ma che non ci deve illudere che
basti quella per attirare i giovani, riteniamo opportuna una sperimentazione
per i comuni. Occorre coinvolgere la giovanile, che su alcuni territori lavora
bene ed è attrattiva. Il segretario dovrà confrontarsi con i GD anche sul fronte
delle Università Democratiche. Bene un luogo nazionale di formazione politica
ma che non diventi una organizzazione giovanile parallela al partito come
quelle che sono nate (e tramontate) negli scorsi anni. Forse occorre anche uno
strumento che faccia parlare e ascolti i giovani prima che diventino (forse)
dirigenti di partito.

7. Insegnare, il mestiere più bello del mondo
Occorre pensare che non tutti sono destinati ad essere la classe dirigente del
futuro. Bisogna scardinare il sistema della scuola secondaria, di primo e
secondo grado, tenendo conto del mercato del lavoro. Possiamo prendere
esempio dai modelli socialdemocratici scandinavi e dal sistema di istruzione
francese. Occorre un maggiore investimento sugli istituti tecnici e professionali
e ridisegnare i licei. Occorre un serio piano sull’edilizia scolastica che non
rimanga una semplice dichiarazione di intenti. Occorre dare molto valore
all’interdisciplinarietà unendo competenze tecniche e sociali, ritornare a un
discorso sul merito e un maggiore investimento sulla ricerca.

8. Non siamo il partito del potere
Condividiamo l’impostazione delineata dal segretario. Non starci a
qualsiasi costo nella formazione di un governo significa non essere
politicamente ricattabili e avere più forza nel dettare le nostre condizioni.

9. Un nuovo centrosinistra
Il PD non è autosufficiente e quindi è necessario creare un centrosinistra che
però parta da un confronto sui contenuti con tutti quelli che accettano il
confronto. Non possiamo farci condizionare dai veti incrociati, dobbiamo
seguire la nostra strategia di dialogo e confronto per creare la coalizione
alternativa a alla destra. Un dialogo sano con i 5s è l’unica soluzione per poter
fare cose concrete nell’interesse del Paese.

10. Il governo Draghi
Il governo Draghi non è il nostro governo. Giusta la partecipazione a un
governo per gestire la fase più complessa sotto l’aspetto organizzativo della
pandemia e le risorse che l’Italia ha ottenuto grazie al lavoro del PD sul Next
Generation Eu, però non possiamo dire che un governo Lega e Forza Italia sia
un governo a cui aspiriamo. E questo lo vediamo quando ci sono prese di
posizione inaccettabili ad esempio su condoni e gestione dell’immigrazione.

11. Per una società più inclusiva: Ius soli, sostenibilità, protezione dei
vulnerabili
Condividiamo la riflessione del segretario su questo punto e l’esigenza, per definire la nostra identità, di trovare temi che ci differenzino fortemente dal
resto delle forze politiche. Servono proposte radicali sulla sostenibilità
ambientale e occorre un modo per rendere più vincolanti le scelte ambientali
sul territorio senza la mediazione di leggi regionali che, come quelle
lombarde, tendono a raggirare le norme e i vincoli ambientali. Occorre portare
proposte concrete e sistematiche sulla protezione delle persone più
vulnerabili attraverso un lavoro di coordinamento con le realtà che si
occupano del tema specifico. Lo ius soli deve essere una priorità
fondamentale.

12. Next Generation EU per ripartire
Sulle PMI occorre concentrarci sull’incentivo all’aumento della dimensione di
impresa. Non siamo d’accordo che le PMI facilitano la sostenibilità, avendo
minori risorse da destinarvi e un futuro incerto in caso di crisi economica. La
rimodulazione della tassazione per le PMI deve essere subordinata a un
aumento dei controlli fiscali. Lo sviluppo di cultura, sport e turismo deve
passare da una maggiore regolamentazione e un aumento dei diritti per i
contratti dei lavoratori di quei settori. Occorre affrontare seriamente il tema
della legalità legandolo alla capacità della PA di dare risposte efficienti ai
cittadini.

13. L’economia della condivisione e il rafforzamento dei corpi intermedi
La proposta di partecipazione del lavoratore attraverso l’acquisizione di quote
azionarie dell’azienda è sicuramente importante. Potrebbe essere allargata al
territorio di cui l’azienda fa parte, e da cui trae beneficio attraverso politiche di
coordinamento, e ai sindacati sul modello ad esempio delle grandi imprese
svedesi. Bisogna democratizzare l’impresa in un contesto in cui il conflitto si è
ridotto. Stiamo però attenti sulle decine di migliaia di persone che vivono di
intermediazione non aggiungendo valore.

14. Rapporto con i territori: il partito della prossimità
Per anni siamo stati il Partito dei Sindaci e degli amministratori locali.
È giusto valorizzare un patrimonio di esperienze e capacità amministrative senza però tralasciare una visione di sistema. Occorre inserire questo patrimonio in un
ragionamento sovracomunale che permetta di valorizzarlo e ampliarlo.

15. Le tre sfide europee
Il Next Generation Eu rappresenta il fatto che l’Europa può cambiare ed è un
passo avanti per un’Europa più sociale. Occorre rendere più strutturale questo
meccanismo europeo che si pone in netta discontinuità con l’austerity del
passato. È fondamentale l’armonizzazione della tassazione a livello europeo e
la lotta ai paradisi fiscali.

16. La Conferenza sul Futuro dell’Europa per una nuova Unione
L’UE deve trasformarsi negli Stati Uniti d’Europa e deve essere politica e
sociale allo stesso tempo. Dobbiamo pensare a strumenti di maggiore
rappresentatività e maggiore efficacia dell’azione politica superando
l’unanimismo. In questa chiave potrebbe essere utile costruire partiti
sovranazionali.

17. La democrazia malata
La modifica dei regolamenti parlamentari in chiave anti-trasformismo deve
essere accompagnata da una selezione della classe dirigente che non può
prescindere da una consultazione del territorio per legare maggiormente
l’eletto con la base. Occorre formare un sistema morale insito nella classe
dirigente. Dobbiamo puntare a un meccanismo di ricambio costante e
sostanzioso ad ogni livello istituzionale. La fiducia costruttiva è un elemento
interessante ma che di per sé non può risolvere i problemi di una macchina
istituzionale antiquata. Sulla legge elettorale occorre un serio confronto su
maggioritario-proporzionale e sulle preferenze cercando di trovare l’equilibrio
corretto tra rappresentatività, governabilità e legalità.

18. Il rapporto tra noi: non maschere, ma volti
Occorre chiarire come si fa a superare il rapporto tra maschere.
Esisterà sempre un rapporto che comprenda correnti o aree o gruppi di
interesse, il punto è cercare di scioglierli nel momento della discussione.
L’assemblea sia il momento di formazione delle proprie opinioni senza
posizioni prestabilite a seconda delle appartenenze. Occorre dare un ruolo ai
circoli, definendo un luogo condiviso dell’elaborazione politica. Esiste anche il
problema della selezione e della formazione della classe dirigente.
L’individualismo dilagante anche nel nostro partito ha portato a campagne
elettorali personalistiche da parte dei candidati che non permettevano
l’emergere chiaro delle posizioni del Partito Democratico.

19. Il digitale: trasversale a economia, società e politica
Concordiamo con gli spunti del segretario. L’Europa deve preoccuparsi di
costruire delle grandi società del digitale fondendo quei diritti fondamentali
rispetto all’identità digitale sanciti dalla legislazione europea.

20. Che partito: leaderistico, orizzontale o democratico?
Definire cosa significa e in cosa si sostanzia un modello di partito
“democratico”. La partecipazione non si può avere solo nel momento del
congresso che fissa le percentuali di potere delle correnti per i successivi
quattro anni. L’unico modo per evitare questo è in qualche modo limitare il
potere delle correnti durante i congressi e far modo che ci sia un modello di
partecipazione della base democratico di consultazione. Nelle decisioni che
contano al fianco della classe dirigente occorre dar voce alla base del partito.
Solo coinvolgendo gli iscritti all’elaborazione politica sarà possibile ridare
significato nel tesserarsi al Partito Democratico.

21. Come organizzare le Agorà Democratiche?
Le agorà democratiche dovranno essere momenti organizzati di
partecipazione che devono fondarsi su uno strumento digitale. Uno strumento
di consultazione, e quindi non semplice assenso o dissenso rispetto a una
proposta, che pensiamo possa avere al centro il circolo e non solo le singole
persone. Per permettere la discussione nei circoli e la partecipazione di tutti
potremmo pensare a uno strumento di consultazione dove i segretari di
circolo inseriscono le sintesi delle discussioni su una singola proposta o tema
con un supporto di informazioni alla base della discussione più approfondito e
chiaro rispetto ai punti proposti in questa consultazione.

 

Il circolo del PD di Vimodrone Enrico Berlinguer

 

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