"Come già lo scorso anno la Giornata internazionale della Donna avrà solo celebrazioni e festeggiamenti virtuali a causa del Covid. E proprio quest’ultimo anno offre più motivi per riflettere e impegnarsi per organizzare una vera “resistenza” e anche una presa di fiducia, fondamentali per affrontare una situazione decisamente difficile per le donne."

OBIETTIVO DONNA: TRA PANDEMIA E SFIDE DA ACCOGLIERE

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Come già lo scorso anno la Giornata internazionale della Donna avrà solo celebrazioni e festeggiamenti virtuali a causa del Covid. E proprio quest’ultimo anno offre più motivi per riflettere e impegnarsi per organizzare una vera “resistenza” e anche una presa di fiducia, fondamentali per affrontare una situazione decisamente difficile per le donne. Di seguito un  “collage” di spunti per riflettere.

Cogliere la sfida per la leadership

Il “la” lo danno le considerazioni di Debora Serracchiani a margine della recente assenza di ministre della compagine dem nel nuovo governo Draghi, che al suo interno ha 23 ministri, di cui 15 uomini e 8 donne, di cui solo 3 con portafoglio e tutte tecniche: «Non ci sono più scuse, nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione. Né bastano le quote di genere come riserva indiana: la logica della stabilità interna ha vinto su quella di genere perché non abbiamo ancora preso sul serio la sfida per la leadership» ha osservato in un articolo sul Corriere della Sera. Inoltre, su IlFriuli.it incalza: «La sfida per la leadership dev’essere una questione che le donne devono finalmente mettere sul tappeto senza nessuna timidezza. Perché il confronto con altre realtà, in Europa ma anche in Italia (sì, mi riferisco alla leadership della Meloni) dovrebbe incalzare il Pd. La sfida è prima di tutto politica, ma anche culturale. Perché siamo di fronte a un enorme problema, se le donne del più importante partito della sinistra italiana rinunciano a competere in prima persona per conquistare spazio alle loro idee». Un problema “nostro”, conclude, al quale, osserva, anche gli uomini devono dedicare un pensiero.

Numeri devastanti

I dati ufficiali della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e di Istat disegnano una situazione decisamente pesante per le lavoratrici. Nonostante il blocco dei licenziamenti, su 101mila lavoratori che hanno perso lavoro a dicembre, ben 99mila sono di donne, 2mila sono uomini. La maggiore contrazione di lavoro femminile si registra nell’occupazione a termine (-22,7%), nel lavoro autonomo (-5,1%.), nelle forme in part-time (- 7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi (qui le donne rappresentano il 50,6% del totale) e di assistenza domestica (88,1% di lavoratrici). Aumentano le donne inattive (+8,5%) e nei mesi di pandemia molte hanno affrontato un sovraccarico di lavoro che ha visto sommarsi al “solito” (come racconta nel suo articolo Stefania) la preoccupazione e l’impegno dovuto alle scuole chiuse e al lavoro di cura che è aumentato e che per molte si è sommato al lavoro retribuito.

In Europa

Le difficoltà delle donne legate alla pandemia si ritrovano a livello europeo. Un sondaggio condotto da Eurofound mostra in particolare difficoltà le donne con figli di età inferiore a 18 anni che hanno maggiore possibilità di dichiarare difficoltà nel concentrarsi sul proprio lavoro a causa della famiglia (17% rispetto al 9% degli uomini). Sono anche più propense a preoccuparsi del lavoro quando non lavorano (31% rispetto al 25% degli uomini) e di essere stanche a causa dei lavori domestici (35% rispetto al 25% degli uomini). La ricerca mostra inoltre che a causa della difficile conciliazione tra vita lavorativa e familiare le donne hanno maggiori possibilità di sentirsi tese, sole o depresse. Inoltre, pensando a un ritorno alla normalità, si riduce la loro fiducia nel loro futuro professionale in misura maggiore rispetto agli uomini.

Perché maltrattano?

Il difficile momento che le famiglie vivono a causa del Covid (confinamento, perdita del lavoro, incertezza generale) ha portato a un aumento delle tensioni all’interno delle coppie e degli episodi di maltrattamento nei confronti della partner, che emergono e fanno parlare di sé solo quando si arriva a un femminicidio.

Per questo, la Caritas Ambrosiana ha deciso di organizzare un webinar rivolto agli uomini, mercoledì 24 marzo dalle ore 18 sul canale YouTube di Caritas Ambrosiana (qui il link per iscriversi) sul tema: Perché maltratto – Le situazioni di crisi: causa o effetto?

Le domande di fondo sono: per quale motivo in momenti di particolare difficoltà e crisi molti uomini riversano sofferenza e frustrazione sulle donne? E quali possono essere gli interventi possibili in termini di prevenzione e contrasto a questo meccanismo spesso poco indagato?

Uomini in scarpe rosse

Frattanto hanno preso il via le iniziative degli uomini contro la violenza sulle donne, come il flash mob  “Uomini in scarpe rosse” organizzato a Biella dal direttore artistico della compagna Teatrando e che si sta piano piano diffondendo in altre località. Una sua riflessione tratta dalla testata Ondanews: “Facciamo attenzione, guardiamo le persone, non spostiamo sempre lo sguardo, il maschio è pigro: sostanzialmente rispetto alla donna ha una caratteristica di pigrizia, di indignazione morbida, tutti noi ci indigniamo quando succede una disgrazia ma poi lasciamo che siano le donne a scendere in piazza, questo è quello che è sempre successo. Penso che se tutti fossimo più attenti riusciremmo a mettere all’angolo le persone che hanno il seme della violenza, perché sentirsi osservati pone un interrogativo e dobbiamo suscitare proprio questo o almeno provarci”.

Una firma per proteggere le donne

A proposito di violenza di genere, l’Unicef ha lanciato in questi giorni la campagna “Ho il diritto di essere ciò che voglio”. Testimonial della campagna #8marzodellebambine è Serena Rossi che in un video ribadisce l’importanza per ogni donna di poter scegliere chi essere, chi amare, cosa diventare.

Unicef chiede inoltre il rinnovo del Piano Nazionale sulla violenza contro le donne, scaduto, invitando a firmare una petizione. Oltre al rinnovo viene chiesta l’integrazione nel Piano di alcune istanze presentate da giovani donne: 1. Aumentare i posti disponibili per l’accoglienza di donne e nuclei madri-bambino sopravvissute o a rischio di subire violenza e rimuovere gli ostacoli che impediscono di chiedere supporto; 2. Prevedere una campagna si sensibilizzazione continua sulla forma di genere, nelle scuole e nei luoghi di formazione; 3. Combattere in ogni ambito, sede e fonte giuridica, il pregiudizio che colpevolizza la vittima.

La forza delle parole (contro le donne)

In chiusura, ecco il link a un monologo di Paola Cortellesi (non nuovo, ma sempre efficace), che ricorda che nella battaglia contro la violenza sulle donne anche le parole contano.

Nadia Rossi

Nadia Rossi

Giornalista

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