"In Italia se non hai i nonni-babysitter tutto diventa più complicato. I servizi educativi se da una parte sono indispensabili per lo sviluppo dei bambini, dall’altra sono così costosi e insufficienti che spesso tante famiglie per un motivo o per l’altro, sono costrette a rinunciarvi."

FAMIGLIA-LAVORO. UNA FANTASTICA MA ESTENUANTE CORSA A OSTACOLI

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Lavoro a tempo pieno lontano da casa. Lavoro precario. Lavoro sottopagato. Nonni lontani. Servizi insufficienti e/o troppo costosi. Aiuti statali, regionali e comunali che scarseggiano e richiedono tanta burocrazia per ottenerli. Salti mortali per seguire figli, casa, imprevisti. Parità di genere, questa sconosciuta sia nel privato che nel professionale: possiamo riassumere così la vita della donna-madre-lavoratrice italiana e più in generale dei genitori-lavoratori oggigiorno.

Messa così, il desiderio di fare figli svanisce non appena arriva; ma c’è chi i figli li fa e prova anche a crescerli sereni.

Eppure la conciliazione famiglia-lavoro è definita dalla Commissione Europea come “l’introduzione di sistemi che prendono in considerazione le esigenze della famiglia, di congedi parentali, di soluzioni per la cura dei bambini e degli anziani, lo sviluppo di un contesto e di un’organizzazione lavorativa tali da agevolare la conciliazione delle responsabilità lavorative e di quelle familiari per le donne e per gli uomini”.

Io mi ritengo una di quelle donne-mamme-professioniste fortunate perché in casa mia vige la parità di genere: io e il mio compagno siamo interscambiabili, nostra figlia è sana e frequenta l’asilo nido (8 -18) e il mio lavoro si svolge presso una cooperativa sociale dove il benessere del lavoratore (e della lavoratrice) e il reinserimento post-maternità, sono dei fiori all’occhiello.

Tutto semplice, si potrebbe pensare. Assolutamente no.

Vivo a Vimodrone dal 2014 insieme al mio compagno; le nostre famiglie sono rispettivamente in Toscana e in Abruzzo. L’8 marzo 2018 siamo diventati genitori! Per i primi tempi, entrambe le famiglie si sono trasferite qui per supportarci, poi, dopo qualche settimana, siamo rimasti solo noi tre. Lui aveva già terminato la sua (breve) paternità e io, in quanto educatrice, ho potuto usufruire della maternità obbligatoria fino ai 7 mesi della bambina.

In questi tre anni la nostra vita la paragono spesso ad una fantastica ma estenuante, corsa ad ostacoli.

In Italia se non hai i nonni-babysitter tutto diventa più complicato. I servizi educativi se da una parte sono indispensabili per lo sviluppo dei bambini, dall’altra sono così costosi e insufficienti che spesso tante famiglie per un motivo o per l’altro, sono costrette a rinunciarvi.

Gli aiuti statali, regionali e comunali come già detto scarseggiano e richiedono tanta burocrazia e quindi tempo che due genitori che lavorano per lo più non hanno, per ottenerli. La politica tutta, sembra sorda rispetto all’urlo delle famiglie che chiedono supporti veri, concreti e snelli.

Per quanto concerne la parità di genere, sappiamo bene che seppur inizialmente, all’interno della coppia, si dividono i compiti in maniera eguale, col passare del tempo poi si rischia di diventare asimmetrici. Lasciando un carico maggiore alla donna, che presto o tardi deve affrontare il rientro a lavoro. C’è chi ha la fortuna di vivere tale rientro in un clima di collaborazione ed armonia col datore di lavoro, ma per molte altre così non è. Spesso infatti, non si ha la possibilità di trovare un punto d’incontro e quindi, ancora una volta, nell’arco di poco tempo si è costrette a prendere decisioni difficili non sapendo se, nel tempo, si riveleranno giuste. Capita anche che, col passare del tempo, all’interno della sfera professionale vengano fatte proposte interessanti che si vorrebbero accettare ad occhi chiusi e invece, l’attimo di esitazione è lì in agguato perché la paura di sottrarre tempo ed energia alla famiglia, è sempre presente. E poi diciamocelo chiaro: un papà che manca o tarda è un virtuoso (quanto lavora!) e sempre giustificato; per una donna lo stesso atteggiamento ha per lo più una valenza negativa e soprattutto pone un incredibile peso sulla coscienza!

Il panorama è chiaro e per niente confortante. Sembra quasi una sfida perenne: “fate figli e poi arrangiatevi!”

Ritengo che tre siano le cose su cui puntare per fare andare le cose meglio di adesso:

  • cercare di non scivolare mai “nell’asimmetrico” all’interno della coppia;
  • fare in modo che la conciliazione famiglia-lavoro non sia solo un “affare della donna” ma che coinvolga la coppia in egual misura;
  • chiedere a gran voce alla Politica di investire seriamente sulla famiglia perché questa possa avere i supporti necessari per formarsi prima e vivere serenamente dopo.

Con la pandemia da Covid-19 tutti gli equilibri che come famiglia avevamo trovato, si sono sgretolati in poco tempo.

Se prima eravamo atleti che correvano una corsa ad ostacoli, adesso siamo diventati dei veri e propri acrobati! Abbiamo dovuto ripensare e rimodulare la nostra vita: vicini di casa, smart-working e riorganizzazione oraria, bonus babysitter, nonni (solo ad agosto) nel corso dei mesi in base alla situazione epidemiologica: sono state tante e diverse le strategie adottate per cercare di tenere tutti i pezzi insieme. Tutto ciò con la consapevolezza che la bambina stava perdendo la cosa più importate: stare con i propri pari. E allora, tra le mille cose, abbiamo provato a tamponare questa mancanza facendo quello che credevamo fosse meglio per lei. Nell’arco della stessa giornata eravamo lavoratori, genitori, educatori ed anche amici con il sorriso sulle labbra, scacciando la paura del momento.

Oggi, a poco più di un anno dall’inizio della pandemia, abbiamo il nostro “precario equilibrio”. Viviamo, come tutti, in attesa che l’incubo finisca cercando di portare avanti la nostra vita professionale e privata consapevoli di vivere in un Paese che deve ancora fare tanto in termini di Welfare. Siamo anche certi che non possiamo “guardare il mondo dal buco della serratura” ma al contrario, dobbiamo fare la nostra parte affinché le cose migliorino e i nostri figli non debbano, un domani, fare gli stessi salti mortali che oggi facciamo noi e ieri facevano i nostri genitori.

Un impegno che si presenta ancora più grande e complesso se penso che ho una bambina, alla quale desidero dare la consapevolezza e la capacità di pretendere la parità di genere su tutti i fronti. Scusate se vi sembra poco! 

Stefania Maroso

Stefania Maroso

Educatrice

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